Smontiamo la gabbia: II manifestazione nazionale – #StopCasteller

🐻 #StopCasteller: SMONTIAMO LA GABBIA!
📅 Sabato 10 aprile ore 15.00
📍 Piazza Fiera – Trento

Ricordiamo che gli spostamenti, anche da fuori regione, sono consentiti per partecipare alla manifestazione (circolare 6 marzo 2021)


Fra il 1999 e il 2002 viene realizzato nella Provincia Autonoma di Trento il Progetto Life Ursus, finanziato dall’Unione Europea con finalità di ripopolamento dell’orso bruno, all’epoca sostanzialmente estinto nell’arco alpino. Evidentemente, in una fase iniziale si pensava che qualche orsə nei boschi non potesse che fare bene a turismo e casse provinciali, ma nel giro di pochi anni ci si rende conto che la presenza dell’orso Yoghi non è compatibile con un modello di turismo consumista e invasivo, inserito in un territorio ampiamente antropizzato.
Ed ecco il risultato 20 anni dopo: 34 orsə “indisciplinatə” sono scomparsə, uccisə e imprigionatə. Tra loro M49, M57 e DJ3, attualmente detenutə nella prigione del Casteller. M49 evade clamorosamente, superando e forzando barriere e recinzioni apparentemente invalicabili nella notte del 15 luglio 2019 (neanche un’ora dopo esser stato catturato a causa delle numerose denunce di danni da parte degli allevatori della zona) e il 27 luglio 2020, per poi venire nuovamente catturato a settembre dell’anno scorso. DJ3 (la figlia di Daniza, l’orsa forse più tristemente nota nella mala gestione della provincia di Trento) è reclusa da ben 10 anni, ovvero metà della sua vita, ed M57 è riuscito a trascorrere solo due anni in libertà prima di essere imprigionato. La vita media di un orsə in natura è fra i 30 e i 35 anni.
A fine settembre dell’anno scorso è uscito il rapporto CITES, che ha definito le condizioni psico-fisiche dellə tre plantigradə come «inaccettabili». E se erano «inaccettabili» persino per gli organi di controllo istituzionali, quelli che propongono attraverso le associazioni veterinarie la costituzione di “comitati etici” per ripulirsi la faccia con la solita favola del “benessere animale”, significa che la situazione è davvero grave. Ed è proprio per questo motivo che, a distanza di cinque mesi, mesi in cui il rapporto CITES è stato nei fatti bellamente ignorato dalla PAT e dallo stesso ministro Costa, con la connivenza dell’ISPRA, abbiamo deciso di mostrare noi stessə quali sono le condizioni dellə orsə detenutə al Casteller:


La classe politica che ha governato il Trentino ha più volte dimostrato tutti i limiti e l’ipocrisia di una visione antropocentrica della convivenza con gli altri animali. Ovviamente le cose non sono né cambiate né migliorate dall’insediamento della nuova giunta leghista (sì, proprio loro: i machisti dei banchetti a base di carne d’orso).
I milioni di euro che per il Progetto Life Ursus la PAT ha ricevuto dall’UE andavano spesi molto diversamente: progetti di educazione nelle scuole, formazione mirata allə operatorə turisticə, sensibilizzazione e informazione a tappeto a residenti e turisti, nell’ottica di una convivenza pacifica e rispettosa. Prendere dellə orsə, piazzarlə sul e toglierlə dal territorio, ucciderlə, imprigionarlə, mostrarlə, nasconderlə, ecc… a seconda delle esigenze del potere, non è stato, non è tuttora e non sarà mai una soluzione accettabile, tantomeno se la necessità della coercizione fisica di questi animali viene giustificata con il fatto che i selvatici hanno la “pessima” abitudine di comportarsi da tali.
Gli animali selvatici non sono peluche, non sono quelli depressi e tristi che vediamo negli zoo, resi inoffensivi dalla rassegnazione e dalla prigionia coatta. Sono orsə che, come tutti gli individui, vogliono “solo” vivere liberə e che, come chiunque altrə, se si sentono infastiditə o minacciatə reagiscono e si difendono. Orsə che si comportano da orsə, insomma.
Come gli esseri umani da sempre resistono alle oppressioni e alle discriminazioni, anche tutti gli animali non umani mal sopportano prigionia e sfruttamento, aggrediscono per difendersi e provano a fuggire, talvolta con successo. È ora di aprire gli occhi, di comprendere che gli animali non umani sono i primi resistenti del movimento di liberazione animale. È ora di smettere di pensare che gli altri animali siano “creature senza voce”, per le quali è necessario usare la nostra. Questo silenzia le loro esperienze di resistenza. Oltre la narrazione tossica dell’animalismo “classico”, che vede gli altri animali come inermi, per cui solo degli esseri umani illuminati possono adoperarsi a salvarli, esiste una consistente storia di ribelli e di resistenza ancora tutta da raccontare, di fronte alla quale il posizionamento degli individui umani non può che considerarsi come mera complicità. Riconosciamo la resistenza animale come una forza socialmente non trascurabile, una forza in grado di muovere le energie di associazioni, singole persone e gruppi locali verso una complicità che può essere definita senza dubbio politica. Una complicità attiva che si esprime nella consapevolezza di condurre lotte comuni tra oppressə, indipendentemente dalla specie di appartenenza. Aprendoci alla possibilità di adozione di un inedito sguardo decoloniale, scegliamo di decostruire il nostro privilegio di specie per metterlo al servizio della resistenza animale.
Nell’operato della giunta Fugatti in questo particolare frangente riconosciamo con evidenza le stesse politiche repressive nei confronti di tutti quei corpi indecorosi e non conformi che varcano confini ed esprimono volontà di autodeterminazione, che moltissime volte abbiamo visto all’opera nei più disparati contesti di resistenza. Da sempre solidali con la lotta di chi viola i confini per riprendersi la libertà, ci schieriamo senza esitazione dalla parte dellə orsə.
Nella persecuzione contro di loro nella nostra piccola e periferica provincia non possiamo non individuare la comune matrice della più grande persecuzione ai danni di tutte le forme di vita terrestri che sta determinando a livello planetario la catastrofe climatica ormai alle porte.
Per questa ragione, nella decisione di schierarci a fianco di questi corpi resistenti, facciamo appello per allargare la mobilitazione a tutte le soggettività e ai collettivi impegnati nelle lotte anticapitaliste, ecotransfemministe, antirazziste, antifasciste e per la giustizia climatica, a tuttə coloro che credono che la mobilitazione contro la guerra totale al vivente attualmente in corso da parte del sistema capitalista vada fermata non tanto per “salvare [sic!] il pianeta”, ma per provare a garantire a tutte le specie il diritto di continuare ad abitare sulla Terra. Crediamo fermamente che solo l’intersezione di tutte queste lotte possa ambire a scardinare il paradigma del capitalismo antropocentrico che ci sta inesorabilmente conducendo verso la sesta estinzione di massa. Un paradigma che distrugge e strappa territori ad animali umani e non, capitalizzando ogni respiro, e che avvelena anche il linguaggio e il pensiero, silenziando e minorizzando tutte quelle identità non conformi al modello colonialista, maschio e bianco. Noi non ci stiamo e ci batteremo perché i prossimi mesi e anni vedano una nuova ondata di ribellione globale generalizzata.
Abbiamo iniziato questo percorso il 18 ottobre 2020 e siamo assolutamente intenziontə a continuare. Restituiamo allə orsə i boschi e le montagne in cui sono natə liberə.
Dalla parte della resistenza animale: sabato 10 aprile smontiamo la gabbia!