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SUMMARY:No CPR in Trentino Alto Adige - Assemblea regionale
DESCRIPTION:CONTINUIAMO AD OPPORCI ALLA COSTRUZIONE DI UNO O PIÙ CPR IN REGIONE. ASSEMBLEA PUBBLICA\nMERCOLEDÌ 14 MAGGIO\, ORE 20\nSPAZIO AUTOGESTITO 77 (via Dalmazia 77 F\, Bolzano)\nIn questi giorni è emersa la notizia che l’intesa per la costruzione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Bolzano e Trento è ormai prossima alla definizione; grandi sostenitori dell’iniziativa\, oltre al governo italiano\, sono i presidenti delle due province autonome: Kompatscher e Fugatti.\nAnche in questa campagna elettorale\, i CPR vengono presentati come la panacea per risolvere ogni questione legata alla sicurezza urbana e al degrado; questo mentre\, parallelamente\, le normative nazionali e le scelte politiche locali hanno smantellato il sistema di accoglienza\, sottratto risorse all’inclusione sociale e aumentato il numero di persone senza permesso di soggiorno.\nLa propaganda governativa continua a diffondere mistificazioni. Il sottosegretario all’Interno\, Nicola Molteni\, in un recente intervento a Trento e Bolzano\, ha dichiarato che “non è un carcere o un lager ma la funzionalità è fondamentale”. Una menzogna evidente: basta leggere un qualsiasi rapporto del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà o le numerose inchieste giornalistiche sui CPR per comprendere la realtà: i CPR sono un sistema fallimentare\, semplicemente non “funzionano” in nessun luogo. Ne sono ulteriore prova le proteste scoppiate di recente nei centri di Torino\, Trapani\, Brindisi e Gradisca d’Isonzo. E proprio ieri\, a Brindisi\, vi è stata l’ennesima morte nelle mani dello Stato.\nCome Coordinamento regionale “NO CPR in Trentino-Alto Adige”\, attivo da settembre 2023 e sostenuto da oltre 35 realtà sociali e politiche\, ribadiamo che i CPR sono veri e propri lager di Stato. Luoghi di controllo\, segregazione e violenza\, dove persone vengono trattenute per l’unica “colpa” di non essere in regola con il permesso di soggiorno.\nIn questi mesi abbiamo organizzato numerose mobilitazioni e serate informative. In tutte queste occasioni abbiamo riaffermato il nostro netto rifiuto verso qualsiasi ipotesi di apertura di centri di detenzione amministrativa.\nRespingiamo anche la narrazione giornalistica che descrive i CPR come strutture destinate a trattenere cittadini stranieri espulsi per gravi reati o per minaccia all’ordine pubblico. La realtà è un’altra: chi viene recluso nei CPR spesso non ha precedenti penali\, ha già espiato eventuali pene\, e si trova lì unicamente per motivi amministrativi.\nLa presenza di persone “irregolari” deve essere affrontata con politiche di regolarizzazione. Serve abolire la legge Bossi-Fini e i cosiddetti decreti sicurezza\, che precarizzano lo status giuridico delle persone migranti\, favorendo invece l’emersione dell’irregolarità e dalla marginalizzazione.\nLe proteste e le rivolte nei CPR sono oggi l’unico strumento attraverso cui le persone recluse riescono a denunciare le condizioni disumane in cui vivono. E’ per questo che sono attaccate e represse dal governo Meloni con il nuovo Decreto Sicurezza al quale dobbiamo opporci.\nVi invitiamo a partecipare numerosi alla prossima assemblea pubblica per continuare la mobilitazione a livello locale e confrontarci su come costruire un fronte comune a livello nazionale. Da ottobre 2024\, infatti\, è attivo il Network Against Migrant Detention\, al quale guardiamo come spazio di confronto\, alleanza e lotta\, soprattutto per opporci anche a livello europeo al modello della detenzione amministrativa e di confinamento\, nonché al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
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SUMMARY:CPR e nuovo Patto UE - conferenza
DESCRIPTION:CPR E NUOVO PATTO UE: PERCHE’ RIFIUTARE IL MODELLO DELLA DETENZIONE AMMINISTRATIVA QUI E ALTROVE \nMartedì 21 gennaio ore 17.30 – Facoltà di Giurisprudenza (Aula C) – Trento \nCon: \n– Maurizio Veglio\, avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione e socio Asgi. E’ autore di numerose pubblicazioni tra cui i libri “L’attualità del male. La Libia dei Lager è verità processuale”\, “La Malapena: un libro sulla detenzione amministrativa nei Cpr” e co-autore del rapporto “La giurisdizione apparente” sull’analisi delle procedure e delle decisioni del Giudice di Pace relative al trattenimento amministrativo delle persone straniere nel CPR di Torino. \n– Fatima Zahra el Harch\, laureata in Giurisprudenza presso l’Università del Piemonte Orientale\, è attualmente dottoranda in studi giuridici comparati ed europei presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Trento. \n– Nicola Cocco\, medico infettivologo in ospedale e negli istituti penitenziari di Milano\, attivista della Rete “Mai più Lager – No ai Cpr”\, membro della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM). E’ stato anche consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in qualità di esperto nel controllo della tubercolosi. \nDallo scorso ottobre è stata rilanciata a livello regionale una campagna promossa dal Coordinamento Regionale “No CPR”\, che vede la partecipazione di oltre 30 organizzazioni locali. L’iniziativa si oppone alla proposta del governo di costruire uno o due centri di detenzione amministrativa nelle province di Trento e Bolzano\, elemento chiave della politica migratoria dell’esecutivo. Questa strategia di criminalizzazione trova sostegno anche nel nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo\, il quale\, a partire dal 2026\, mira ad ampliare sia le modalità di detenzione amministrativa sia il numero di persone che ne potranno essere oggetto.\nCon questo incontro\, il Coordinamento Regionale intende sensibilizzare e coinvolgere la società civile in una mobilitazione contro la detenzione amministrativa\, misura che risulta incompatibile con i principi di uguaglianza\, solidarietà e tutela dei diritti umani. \nCOORDINAMENTO REGIONALE TRENTINO-ALTO ADIGE “NO CPR”
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SUMMARY:CPR\, accordo Italia-Albania\, nuovo Patto UE: verso una detenzione di massa?
DESCRIPTION:🇪🇺 CPR\, ACCORDO ITALIA-ALBANIA\, NUOVO PATTO UE:\nVERSO UNA DETENZIONE DI MASSA? \n📆 Giovedì 2 maggio\n📍 Centro Sociale Bruno \nApertura ore 19.30\ninizio incontro ore 20.30 \nNe parliamo con : \n* Fatima Zahra El Harch – dottoranda in studi giuridici comparati ed europei\, Giurisprudenza – UniTN \n* Nicoletta Alessio ed Eva Bearzatti – Radio Melting Pot\n* Alexia Malaj – Zanë Kolektiv\n(le attiviste sono di ritorno da un sopralluogo di monitoraggio in Albania) \nin collaborazione con l’Assemblea Antirazzista Trento \n— \nUn incontro nel quale approfondiremo la direzione intrapresa dalle politiche nazionali ed europee nel contrastare il diritto alla mobilità umana e il diritto di asilo.\nDopo la strage di Cutro e una stagione di decreti restrittivi\, il governo Meloni ha deciso di sferrare un altro attacco ai diritti fondamentali delle persone in cerca di protezione. L’ultimo atto di ostilità è rappresentato dall’accordo con l’Albania: oltre ad essere l’ennesimo strumento di propaganda in vista delle elezioni europee\, questo patto neocoloniale prevede la costruzione di due centri di selezione e trattenimento dove tremila persone soccorse nel Mediterraneo dalla guardia costiera italiana saranno sottoposte a “procedure di frontiera o di rimpatrio”. \nNe parleremo con Nicoletta Alessio ed Eva Bearzatti di Radio Melting Pot\, e Alexia Malaj del Zanë Kolektiv\, appena rientrate da un viaggio di monitoraggio in Albania\, e con Fatima Zahra El Harch\, dottoranda della facoltà di Giurisprudenza in studi giuridici comparati ed europei. \nInsieme all’approvazione del nuovo Patto UE sulla migrazione e l’asilo e al proliferare di nuovi accordi con i Paesi nordafricani per esternalizzare le frontiere europee\, il nuovo orizzonte non promette nulla di buono\, ma punta ad aggirare la consolidata giurisprudenza della CEDU e le convenzioni internazionali\, per legittimare la detenzione di massa e la violenza del regime di frontiera.
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SUMMARY:Monsone - Spettacolo Teatrale
DESCRIPTION:MERCOLEDÌ 2 GIUGNO\nORE 19.00\n\nIl Centro Sociale Bruno propone lo spettacolo teatrale “Il Monsone”\, di e con Beppe Casales. \nApertura all 19.00 con aperitivo e cicchetti per finanziare le attività del Centro Sociale\nAlle 20.30 inizio spettacolo \nLO SPETTACOLO\nUn ragazzo indiano di nome Harjeet viene in Italia per lavorare. Diventa velocemente vittima del caporalato che gestisce il lavoro agricolo nell’Agro Pontino. Harjeet è l’ultimo anello di una catena di sfruttamento che parte dalla grande distribuzione dei supermercati e finisce nelle serre dove si coltiva la verdura. \n“Il monsone” è uno spettacolo pensato come un concept album. Musica\, voce e immagini compongono i pezzi di un processo al contrario: l’uomo sfruttato si ribella e per questo deve essere punito. Il solo tentativo di ribellarsi allo sfruttamento viene percepito come una sconsideratezza\, una mancanza di riconoscenza dello sfruttato nei confronti sia del sistema economico che lo sfrutta\, sia nei confronti dello Stato che lo tollera. Lo sfruttato che si ribella è un arrogante che non sta al suo posto.\nQueste le premesse di un processo nel quale ogni protagonista trova voce e musica: un giudice meteoropatico\, Harjeet lo sfruttato\, la giovane ragazza che si ribella\, il padrone che da accusato si trasforma in accusatore\, il supermercato canterino e spensierato. \nTutti aspettano il monsone\, il vento che porterà la pioggia del cambiamento. \nL’AUTORE\nBeppe Casales lavora come attore professionista dal 1998. Ha lavorato tra gli altri con Toni Servillo\, Anna Bonaiuto\, Michela Cescon\, Mirko Artuso.\nDagli anni 2000 la sua ricerca artistica si concentra sul teatro di narrazione\, un teatro popolare. Seguendo una continua ricerca di un linguaggio originale ha messo in scena “Salud”\, “Einstein aveva ragione”\, “Appunti per la rivoluzione”\, “La spremuta – Rosarno\, migranti\, ‘ndrangheta” (selezionato per il Torino Fringe Festival 2013 e vincitore del premio “LiNUTILE del teatro” 2013)\, “L’albero storto – una storia di trincea” (selezionato come miglior drammaturgia e finalista al Fringe Festival di Roma)\, “Welcome” (patrocinato da Amnesty International Italia)\, “Nazieuropa” (vincitore del bando Theatrical Mass 2019)\, “Cara professoressa” e “Il Monsone“.\nHa fatto parte di CRISI\, laboratorio di scrittura permanente a cura di Fausto Paravidino\, progetto del Teatro Valle Occupato.
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SUMMARY:La rotta migratoria dimenticata.
DESCRIPTION:La rotta migratoria dimenticata. Dalla Bosnia a Trieste tra campi di confinamento e respingimenti\nIncontro con Linea D’Ombra ODV e Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino\nCon:\nLorena Fornasir e Gian Andrea Franchi\, Linea D’Ombra ODV\nGiovanni Marenda\, Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino e redattore di Melting Pot Europa\nNicola Bonelli\, operatore e autore del libro “La soggettività del migrante lungo la Fortezza Europa” \nApertura alle 20.00 con cena indiana per finanziare le attività del Centro Sociale (è gradita la prenotazione : wapp o telegram 328.9173733) \nAlle 21.00 inizio incontro \nUna serata per raccontare l’esperienza dei viaggi di monitoraggio e delle attività solidali e di cura di Linea D’Ombra e del Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino. Per riflettere delle contraddittorie scelte politiche dell’Unione europea e di come queste hanno modificato la situazione delle frontiere e operato una gerarchizzazione tra persone in fuga: da una parte aprendo canali di transito sicuri\, dall’altra opprimendo vite\, militarizzando progressivamente territori di confine e criminalizzando la solidarietà. \nCi soffermeremo in particolare sulla Bosnia\, altro paese laboratorio di politiche di confinamento delle persone migranti attraverso la realizzazione di “campi di accoglienza”.\nUn incontro\, però\, dove far emergere anche le molteplici forme di resistenza e disobbedienza al confine delle persone in transito\, strette tra la dura vita dell’attesa e la brutalità dei respingimenti delle polizie coordinate da Frontex. Una dimensione spesso invisibilizzata o resa passiva/vittima nell’informazione mainstream\, ma che è la vera protagonista della lotta per la libertà di movimento. \nPer approfondire\n* Reportage del viaggio in Bosnia di Linea d’Ombra. Un racconto a più voci del 27° viaggio (dal 5 al 10 marzo 2022): https://www.meltingpot.org/2022/03/reportage-del-viaggio-in-bosnia-di-linea-dombra/\n* Vite e resistenze al confine bosniaco https://www.meltingpot.org/2022/01/vite-e-resistenze-al-confine-bosniaco/\n* Le incongruenze alla base degli sgomberi a Bihać al confine tra Bosnia e Croazia: https://www.meltingpot.org/2022/04/le-incongruenze-alla-base-degli-sgomberi-a-bihac-al-confine-tra-bosnia-e-croazia/
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