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SUMMARY:No ai CPR e allo sportwashing - Critical Mass
DESCRIPTION:📣Questo è un anno particolare per il ciclismo italiano: il Giro d’Italia parte dall’Albania. Questa scelta consolida l’alleanza tra il governo di Edi Rama e quello di Giorgia Meloni\, un legame che si costruisce sulla pelle delle persone migranti e a spese delle cittadine e dei cittadini italiani e albanesi. \n❌Negli ultimi mesi abbiamo assistito alle conseguenze negative degli accordi Italia-Albania sull’esternalizzazione dei confini. Sono stati costruiti i due centri di detenzione amministrativa di Gjader e Shengjin ed anche in Italia le condizioni detentive nei Cpr sono degenerate. Le associazioni denunciano sempre più frequenti atti di autolesionismo\, torture e detenzioni irregolari. Questi centri si stanno trasformando in veri e propri Lager dove finiscono persone che non hanno commesso alcun crimine\, ma a cui è semplicemente scaduto il permesso di soggiorno perché\, pur avendo un contratto di lavoro\, non hanno la casa e quindi la residenza. \n💭La partenza inusuale del Giro da un paese estero è funzionale alla propaganda neocoloniale del governo Italiano e rientra nell’insieme di accordi imposti ad un paese che è stato in passato una colonia del regime fascista. Inoltre\, come negli ultimi anni\, al Giro d’Italia parteciperà la squadra “Israel Premier Tech”\, complice dell’occupazione e del genocidio in Palestina. Come parte di quelle opposizioni sociali che hanno manifestato al Cpr di Gjader e si sono schierate per il boicottaggio di Israele\, siamo contro lo sport washing nel ciclismo\, atto a legittimare deportazioni illegali\, apartheid e propagande neocoloniali. \n🚲Verso la fine del mese il giro passerà anche da Trento\, alcuni giorni prima\, sabato 24 maggio alle 16:00\, troviamoci per attraversare insieme le strade della nostra città con la bici o qualsiasi mezzo. Critical mass è simbolo di movimento e libertà di movimento\, rivendica un’idea di sport e di mobilità\, incompatibile con qualsiasi forma di discriminazione e violenza istituzionale. \n❗Vi aspettiamo armatə di campanelli e di tanta gioia da contrapporre all’intolleranza dei nostri governi!
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SUMMARY:No CPR in Trentino Alto Adige - Assemblea regionale
DESCRIPTION:CONTINUIAMO AD OPPORCI ALLA COSTRUZIONE DI UNO O PIÙ CPR IN REGIONE. ASSEMBLEA PUBBLICA\nMERCOLEDÌ 14 MAGGIO\, ORE 20\nSPAZIO AUTOGESTITO 77 (via Dalmazia 77 F\, Bolzano)\nIn questi giorni è emersa la notizia che l’intesa per la costruzione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Bolzano e Trento è ormai prossima alla definizione; grandi sostenitori dell’iniziativa\, oltre al governo italiano\, sono i presidenti delle due province autonome: Kompatscher e Fugatti.\nAnche in questa campagna elettorale\, i CPR vengono presentati come la panacea per risolvere ogni questione legata alla sicurezza urbana e al degrado; questo mentre\, parallelamente\, le normative nazionali e le scelte politiche locali hanno smantellato il sistema di accoglienza\, sottratto risorse all’inclusione sociale e aumentato il numero di persone senza permesso di soggiorno.\nLa propaganda governativa continua a diffondere mistificazioni. Il sottosegretario all’Interno\, Nicola Molteni\, in un recente intervento a Trento e Bolzano\, ha dichiarato che “non è un carcere o un lager ma la funzionalità è fondamentale”. Una menzogna evidente: basta leggere un qualsiasi rapporto del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà o le numerose inchieste giornalistiche sui CPR per comprendere la realtà: i CPR sono un sistema fallimentare\, semplicemente non “funzionano” in nessun luogo. Ne sono ulteriore prova le proteste scoppiate di recente nei centri di Torino\, Trapani\, Brindisi e Gradisca d’Isonzo. E proprio ieri\, a Brindisi\, vi è stata l’ennesima morte nelle mani dello Stato.\nCome Coordinamento regionale “NO CPR in Trentino-Alto Adige”\, attivo da settembre 2023 e sostenuto da oltre 35 realtà sociali e politiche\, ribadiamo che i CPR sono veri e propri lager di Stato. Luoghi di controllo\, segregazione e violenza\, dove persone vengono trattenute per l’unica “colpa” di non essere in regola con il permesso di soggiorno.\nIn questi mesi abbiamo organizzato numerose mobilitazioni e serate informative. In tutte queste occasioni abbiamo riaffermato il nostro netto rifiuto verso qualsiasi ipotesi di apertura di centri di detenzione amministrativa.\nRespingiamo anche la narrazione giornalistica che descrive i CPR come strutture destinate a trattenere cittadini stranieri espulsi per gravi reati o per minaccia all’ordine pubblico. La realtà è un’altra: chi viene recluso nei CPR spesso non ha precedenti penali\, ha già espiato eventuali pene\, e si trova lì unicamente per motivi amministrativi.\nLa presenza di persone “irregolari” deve essere affrontata con politiche di regolarizzazione. Serve abolire la legge Bossi-Fini e i cosiddetti decreti sicurezza\, che precarizzano lo status giuridico delle persone migranti\, favorendo invece l’emersione dell’irregolarità e dalla marginalizzazione.\nLe proteste e le rivolte nei CPR sono oggi l’unico strumento attraverso cui le persone recluse riescono a denunciare le condizioni disumane in cui vivono. E’ per questo che sono attaccate e represse dal governo Meloni con il nuovo Decreto Sicurezza al quale dobbiamo opporci.\nVi invitiamo a partecipare numerosi alla prossima assemblea pubblica per continuare la mobilitazione a livello locale e confrontarci su come costruire un fronte comune a livello nazionale. Da ottobre 2024\, infatti\, è attivo il Network Against Migrant Detention\, al quale guardiamo come spazio di confronto\, alleanza e lotta\, soprattutto per opporci anche a livello europeo al modello della detenzione amministrativa e di confinamento\, nonché al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
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SUMMARY:CPR e nuovo Patto UE - conferenza
DESCRIPTION:CPR E NUOVO PATTO UE: PERCHE’ RIFIUTARE IL MODELLO DELLA DETENZIONE AMMINISTRATIVA QUI E ALTROVE \nMartedì 21 gennaio ore 17.30 – Facoltà di Giurisprudenza (Aula C) – Trento \nCon: \n– Maurizio Veglio\, avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione e socio Asgi. E’ autore di numerose pubblicazioni tra cui i libri “L’attualità del male. La Libia dei Lager è verità processuale”\, “La Malapena: un libro sulla detenzione amministrativa nei Cpr” e co-autore del rapporto “La giurisdizione apparente” sull’analisi delle procedure e delle decisioni del Giudice di Pace relative al trattenimento amministrativo delle persone straniere nel CPR di Torino. \n– Fatima Zahra el Harch\, laureata in Giurisprudenza presso l’Università del Piemonte Orientale\, è attualmente dottoranda in studi giuridici comparati ed europei presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Trento. \n– Nicola Cocco\, medico infettivologo in ospedale e negli istituti penitenziari di Milano\, attivista della Rete “Mai più Lager – No ai Cpr”\, membro della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM). E’ stato anche consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in qualità di esperto nel controllo della tubercolosi. \nDallo scorso ottobre è stata rilanciata a livello regionale una campagna promossa dal Coordinamento Regionale “No CPR”\, che vede la partecipazione di oltre 30 organizzazioni locali. L’iniziativa si oppone alla proposta del governo di costruire uno o due centri di detenzione amministrativa nelle province di Trento e Bolzano\, elemento chiave della politica migratoria dell’esecutivo. Questa strategia di criminalizzazione trova sostegno anche nel nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo\, il quale\, a partire dal 2026\, mira ad ampliare sia le modalità di detenzione amministrativa sia il numero di persone che ne potranno essere oggetto.\nCon questo incontro\, il Coordinamento Regionale intende sensibilizzare e coinvolgere la società civile in una mobilitazione contro la detenzione amministrativa\, misura che risulta incompatibile con i principi di uguaglianza\, solidarietà e tutela dei diritti umani. \nCOORDINAMENTO REGIONALE TRENTINO-ALTO ADIGE “NO CPR”
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SUMMARY:NO CPR - restituzione delle mobilitazioni in Albania
DESCRIPTION: NO CPR\n«L’accordo è illegale\, la resistenza è globale»: restituzione delle mobilitazioni in Albania contro i CPR e la detenzione amministrativa\n\n Mercoledì 11 dicembre Ore 18 Centro Sociale Bruno\n\n I primi di dicembre hanno avuto luogo in Albania due giornate di mobilitazione promosse dal Network Against Migrant Detention\, rete nata per costruire un’opposizione transnazionale al protocollo Rama-Meloni\, di impronta neocoloniale\, e all’apertura di un CPR italiano a Gjadër.\n\nMercoledì 11 dicembre ospiteremo alcunə attivistə che hanno partecipato all’iniziativa\, intrecciando il percorso regionale trentino con una prospettiva internazionale.\n\nNO CPR\, né a Trento\, né in Albania\, né altrove!
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SUMMARY:No ai CPR: Assemblea pubblica
DESCRIPTION:No ai CPR: né a Trento\, né a Bolzano\, né altrove!\n\n\n\nAppello regionale contro l’apertura di uno o due centri in Trentino-Alto Adige\n\n\n\nAssemblea pubblica: martedì 15 ottobre 2024 ore 20.30 presso il Centro sociale Bruno\, Trento\n\n\n\nEsattamente un anno fa abbiamo iniziato a mobilitarci a livello regionale contro la proposta avanzata dal presidente della Provincia di Bolzano che in campagna elettorale annunciava la realizzazione\, in un sito da individuare\, di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (leggi qui).\nLa risposta è stata collettiva e plurale: circa 1.500 persone sono scese nelle strade di Bolzano dicendo chiaramente “NO ai CPR! Nè in provincia di Bolzano\, né in provincia di Trento\, né altrove”.\n\n\nQuesta scellerata ipotesi sta avanzando anche a Trento per volere di Fugatti:\ni centri in previsione sarebbero dunque diventati due\, quello di Trento in accordo con il ministero dell’interno da costruire vicino la Questura.\nAl di là del luogo che verrà scelto\, ribadiamo nuovamente la nostra contrarietà alla realizzazione dei CPR.\n\n\nRifiutiamo qualsiasi “lettura positiva” del CPR anche se i centri vengono definiti dal governatore come “piccoli” e gestiti a livello locale.\n\n\nIl CPR non è mai una soluzione\, bensì è a tutti gli effetti una galera etnica dove vengono detenute persone per un periodo che può arrivare fino a 18 mesi e che hanno come unica colpa quella di non essere in regola con il titolo di soggiorno.\nI CPR sono parte integrante del sistema coloniale di gestione\, controllo e selezione delle migrazioni.\nLager oppressivi nei quali regna l’opacità\, inaccessibili alle associazioni di difesa dei diritti umani\, alla stampa\, ai/alle legali. Solo negli ultimi mesi sono morti nelle mani dello Stato a Ponte Galeria (Roma) e Palazzo S. Gervasio (Potenza) due ragazzi\, che si aggiungono alle oltre 30 morti da quando si è introdotta nel 1998 la detenzione amministrativa nell’ordinamento giuridico italiano.\nDiverse inchieste giornalistiche e report di associazioni e collettivi\, perfino la magistratura\, ne hanno messo in luce le gravi carenze: condizioni igienico-sanitarie ampiamente sotto la soglia della dignità\, la somministrazione arbitraria ed eccessiva di antiepilettici\, antipsicotici e antidepressivi alle persone detenute\, la corruzione degli enti gestori\, gli abusi e le violenze delle forze dell’ordine. Basta una semplice ricerca per ottenere numerose fonti qualificate per capire il loro fallimento e l’impatto disumano che producono sulle persone.\n\n\nSi è mai domandato Fugatti quali sono i motivi per cui le persone rimangono sprovviste del permesso di soggiorno?\nSono le stesse logiche emergenziali delle politiche europee e nazionali che producono l’irregolarità: a livello generale\, impedendo qualsiasi via di accesso legale e sicura al continente; nello specifico dell’Italia negando\, a suon di leggi e decreti “sicurezza”\, la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno\, rendendo così precaria la vita di milioni di persone. Una volontà politica che si inserisce appieno nel sistema economico capitalista che vuole lavoratori e lavoratrici ricattabili e silenti.\n\n\nParallelamente\, a livello locale\, Fugatti è colui che ha deciso di smantellare il sistema di accoglienza\, di tagliare assistenza psicologica e legale\, opportunità formative e infine di lasciare in strada centinaia e centinaia di richiedenti asilo\, negando loro i più elementari diritti fondamentali.\n\n\nOggi presenta il CPR come una risposta alla “mancanza di sicurezza”\, agli episodi di microcriminalità registrati in città negli ultimi mesi\, ma questi sono il frutto proprio delle politiche di abbandono della giunta provinciale. I soldi che si spenderanno per tutto il dispositivo dispendioso del CPR (costruzione\, gestione\, forze dell’ordine\, manutenzione…) saranno sottratti dal welfare e dai percorsi di inclusione sociale: infatti\, chi pensa che possa esserci “il CPR e l’integrazione” si sbaglia di grosso.\nIl fine dei CPR è anche quello di nascondere coloro che sono considerati indesiderabili e negare cure fisiche e psicologiche\, alloggi\, istruzione. E questo non vale solo per i/le migranti senza documenti ma per la popolazione in generale.\n\n\nIn tutta Italia le rivolte all’interno dei CPR sono quotidiane e all’esterno si susseguono appelli e mobilitazioni di movimenti\, associazioni antirazziste\, partiti\, avvocatə\, medicə\, professorə universitari che ne chiedono la chiusura.\n\n\nInvitiamo tutte le organizzazioni che hanno aderito al Coordinamento Regionale e chi vorrà unirsi a continuare la mobilitazione per impedire la costruzione di questi lager e chiedere la chiusura di quelli esistenti.\n\n\n\nPer aderire: trentoantirazzista@gmail.com\n\n\n\nAssemblea Antirazzista Trento\nBozen Solidale\nCentro Sociale Bruno\nSpazio autogestito 77\nScuola di italiano Libera La parola Trento\nCollettivo Mamadou\nGruppo Trentino con Mimmo Lucano\nCucinaCultura\nScioglilingua Bolzano\nAlleanza Verdi e Sinistra del Trentino\nSinistra die Linke\nAmbiente e Salute – Umwelt und Gesundheit\nUnione Popolare ALTO ADIGE\nLINX\nRifondazione Comunista Alto Adige\nPace Terra Dignità Alto Adige\nOMAS GEGEN RECHTS – Bozen\nANPI Alto Adige\nRete dei diritti dei senza voce
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SUMMARY:CPR\, accordo Italia-Albania\, nuovo Patto UE: verso una detenzione di massa?
DESCRIPTION:🇪🇺 CPR\, ACCORDO ITALIA-ALBANIA\, NUOVO PATTO UE:\nVERSO UNA DETENZIONE DI MASSA? \n📆 Giovedì 2 maggio\n📍 Centro Sociale Bruno \nApertura ore 19.30\ninizio incontro ore 20.30 \nNe parliamo con : \n* Fatima Zahra El Harch – dottoranda in studi giuridici comparati ed europei\, Giurisprudenza – UniTN \n* Nicoletta Alessio ed Eva Bearzatti – Radio Melting Pot\n* Alexia Malaj – Zanë Kolektiv\n(le attiviste sono di ritorno da un sopralluogo di monitoraggio in Albania) \nin collaborazione con l’Assemblea Antirazzista Trento \n— \nUn incontro nel quale approfondiremo la direzione intrapresa dalle politiche nazionali ed europee nel contrastare il diritto alla mobilità umana e il diritto di asilo.\nDopo la strage di Cutro e una stagione di decreti restrittivi\, il governo Meloni ha deciso di sferrare un altro attacco ai diritti fondamentali delle persone in cerca di protezione. L’ultimo atto di ostilità è rappresentato dall’accordo con l’Albania: oltre ad essere l’ennesimo strumento di propaganda in vista delle elezioni europee\, questo patto neocoloniale prevede la costruzione di due centri di selezione e trattenimento dove tremila persone soccorse nel Mediterraneo dalla guardia costiera italiana saranno sottoposte a “procedure di frontiera o di rimpatrio”. \nNe parleremo con Nicoletta Alessio ed Eva Bearzatti di Radio Melting Pot\, e Alexia Malaj del Zanë Kolektiv\, appena rientrate da un viaggio di monitoraggio in Albania\, e con Fatima Zahra El Harch\, dottoranda della facoltà di Giurisprudenza in studi giuridici comparati ed europei. \nInsieme all’approvazione del nuovo Patto UE sulla migrazione e l’asilo e al proliferare di nuovi accordi con i Paesi nordafricani per esternalizzare le frontiere europee\, il nuovo orizzonte non promette nulla di buono\, ma punta ad aggirare la consolidata giurisprudenza della CEDU e le convenzioni internazionali\, per legittimare la detenzione di massa e la violenza del regime di frontiera.
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