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SUMMARY:No CPR in Trentino Alto Adige - Assemblea regionale
DESCRIPTION:CONTINUIAMO AD OPPORCI ALLA COSTRUZIONE DI UNO O PIÙ CPR IN REGIONE. ASSEMBLEA PUBBLICA\nMERCOLEDÌ 14 MAGGIO\, ORE 20\nSPAZIO AUTOGESTITO 77 (via Dalmazia 77 F\, Bolzano)\nIn questi giorni è emersa la notizia che l’intesa per la costruzione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Bolzano e Trento è ormai prossima alla definizione; grandi sostenitori dell’iniziativa\, oltre al governo italiano\, sono i presidenti delle due province autonome: Kompatscher e Fugatti.\nAnche in questa campagna elettorale\, i CPR vengono presentati come la panacea per risolvere ogni questione legata alla sicurezza urbana e al degrado; questo mentre\, parallelamente\, le normative nazionali e le scelte politiche locali hanno smantellato il sistema di accoglienza\, sottratto risorse all’inclusione sociale e aumentato il numero di persone senza permesso di soggiorno.\nLa propaganda governativa continua a diffondere mistificazioni. Il sottosegretario all’Interno\, Nicola Molteni\, in un recente intervento a Trento e Bolzano\, ha dichiarato che “non è un carcere o un lager ma la funzionalità è fondamentale”. Una menzogna evidente: basta leggere un qualsiasi rapporto del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà o le numerose inchieste giornalistiche sui CPR per comprendere la realtà: i CPR sono un sistema fallimentare\, semplicemente non “funzionano” in nessun luogo. Ne sono ulteriore prova le proteste scoppiate di recente nei centri di Torino\, Trapani\, Brindisi e Gradisca d’Isonzo. E proprio ieri\, a Brindisi\, vi è stata l’ennesima morte nelle mani dello Stato.\nCome Coordinamento regionale “NO CPR in Trentino-Alto Adige”\, attivo da settembre 2023 e sostenuto da oltre 35 realtà sociali e politiche\, ribadiamo che i CPR sono veri e propri lager di Stato. Luoghi di controllo\, segregazione e violenza\, dove persone vengono trattenute per l’unica “colpa” di non essere in regola con il permesso di soggiorno.\nIn questi mesi abbiamo organizzato numerose mobilitazioni e serate informative. In tutte queste occasioni abbiamo riaffermato il nostro netto rifiuto verso qualsiasi ipotesi di apertura di centri di detenzione amministrativa.\nRespingiamo anche la narrazione giornalistica che descrive i CPR come strutture destinate a trattenere cittadini stranieri espulsi per gravi reati o per minaccia all’ordine pubblico. La realtà è un’altra: chi viene recluso nei CPR spesso non ha precedenti penali\, ha già espiato eventuali pene\, e si trova lì unicamente per motivi amministrativi.\nLa presenza di persone “irregolari” deve essere affrontata con politiche di regolarizzazione. Serve abolire la legge Bossi-Fini e i cosiddetti decreti sicurezza\, che precarizzano lo status giuridico delle persone migranti\, favorendo invece l’emersione dell’irregolarità e dalla marginalizzazione.\nLe proteste e le rivolte nei CPR sono oggi l’unico strumento attraverso cui le persone recluse riescono a denunciare le condizioni disumane in cui vivono. E’ per questo che sono attaccate e represse dal governo Meloni con il nuovo Decreto Sicurezza al quale dobbiamo opporci.\nVi invitiamo a partecipare numerosi alla prossima assemblea pubblica per continuare la mobilitazione a livello locale e confrontarci su come costruire un fronte comune a livello nazionale. Da ottobre 2024\, infatti\, è attivo il Network Against Migrant Detention\, al quale guardiamo come spazio di confronto\, alleanza e lotta\, soprattutto per opporci anche a livello europeo al modello della detenzione amministrativa e di confinamento\, nonché al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
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SUMMARY:L'accoglienza è un diritto\, basta sgomberi! - Presidio
DESCRIPTION:E’ successo di nuovo. Dopo lo sgombero del 3 aprile\, un errore secondo il Comune di Trento\, un’operazione di pulizia che si è trasformata per sbaglio in uno sgombero\, la scena si è ripetuta lunedì 14: quattro giovani ragazzi privati delle poche cose loro necessarie per ripararsi la notte. Quattro ragazzi richiedenti asilo fuori accoglienza. Alcuni di loro lavorano\, ma\, nonostante ciò\, non trovano una sistemazione migliore di quella offerta da ponti e anfratti.\nQuello che chiedono questi ragazzi non è elemosina\, ma ciò che è un loro diritto e si chiama accoglienza. Quella che\, per trattati internazionali sottoscritti anche dall’Italia e la normativa vigente dovrebbe essere garantita a tutti coloro i quali scappano dal proprio paese perché lì le condizioni di vita non sono più tollerabili e fanno richiesta di protezione internazionale. La giunta provinciale ha progressivamente atrofizzato questo diritto riducendo i posti letto a 700 e concentrandoli in città\, mentre la Questura ha creato colli di bottiglia e richieste pretestuose e kafkiane che portano naturalmente ad esasperare gli animi. A tal proposito si pensi\, a titolo di esempio\, alla richiesta di un domicilio\, ritenuto necessario per poter presentare richiesta di protezione internazionale\, quando è di tutta evidenza che queste persone un domicilio non possono averlo al loro arrivo. O i tempi di attesa dilatati al punto tale che quando il permesso di soggiorno viene emesso è già prossimo alla scadenza.\nE’ da tempo che\, come Liberalaparola insieme alle altre scuole di italiano denunciamo questa strategia politica subdola che volutamente crea insicurezza puntando a governare con la paura. E alle nostre proteste le istituzioni provinciali hanno risposto con un silenzio assordante. La novità di questi giorni ci è stata regalata dal blitz di Casapound che nella notte di venerdì scorso ha pensato bene di issare sul muro della Residenza Fersina uno striscione che incita alla “remigrazione”. Un neologismo coniato al fine di dare una connotazione civile a quella che in altri termini verrebbe definita deportazione\, dipingendo come criminali i richiedenti asilo. E così al silenzio della giunta provinciale dà voce l’estrema destra locale che senza mezzi termini accompagna lo striscione dichiarando che “non ci deve essere né accoglienza diffusa né accentrata ma emigrazione totale e senza compromessi”.\nMa chi anima ed insegna nelle scuole di italiano ha avuto modo di conoscere centinaia di ragazze e ragazzi migranti\, e le loro storie. Non solo i volontari che operano nelle scuole hanno modo di entrare in contatto con i vissuti\, di riconoscere le potenzialità delle persone richiedenti asilo. Anche gli operatori dei servizi loro rivolti\, compresi quelli dietro gli sportelli\, i datori di lavoro le cui attività sopravvivono o fioriscono grazie alla loro presenza\, persino le forze dell’ordine e anche gli uomini e le donne della politica sono al corrente delle mortificazioni e dei disagi che mettono volutamente a dura prova la capacità di adattamento di persone che nulla hanno a che vedere con gli attori degli episodi presi\, a pretesto\, a sostegno della svolta securitaria che le istituzioni stanno mettendo in atto.\nMercoledì 23 aprile\, ore 18.00\, a Trento in Via Belenzani\, saremo in un presidio di protesta contro gi sgomberi e per esigere un’accoglienza degna\, insieme ed in difesa di chi cerca un futuro migliore\, contro la sua criminalizzazione indiscriminata\, per un progetto di città realmente inclusiva e che può trovare nella reale accoglienza un efficace strumento di civile convivenza. \nLiberalaparola\nAderiscono:\nCentro Sociale Bruno\nSportello Casa per Tuttə – Trentino
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SUMMARY:CPR e nuovo Patto UE - conferenza
DESCRIPTION:CPR E NUOVO PATTO UE: PERCHE’ RIFIUTARE IL MODELLO DELLA DETENZIONE AMMINISTRATIVA QUI E ALTROVE \nMartedì 21 gennaio ore 17.30 – Facoltà di Giurisprudenza (Aula C) – Trento \nCon: \n– Maurizio Veglio\, avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione e socio Asgi. E’ autore di numerose pubblicazioni tra cui i libri “L’attualità del male. La Libia dei Lager è verità processuale”\, “La Malapena: un libro sulla detenzione amministrativa nei Cpr” e co-autore del rapporto “La giurisdizione apparente” sull’analisi delle procedure e delle decisioni del Giudice di Pace relative al trattenimento amministrativo delle persone straniere nel CPR di Torino. \n– Fatima Zahra el Harch\, laureata in Giurisprudenza presso l’Università del Piemonte Orientale\, è attualmente dottoranda in studi giuridici comparati ed europei presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Trento. \n– Nicola Cocco\, medico infettivologo in ospedale e negli istituti penitenziari di Milano\, attivista della Rete “Mai più Lager – No ai Cpr”\, membro della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM). E’ stato anche consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in qualità di esperto nel controllo della tubercolosi. \nDallo scorso ottobre è stata rilanciata a livello regionale una campagna promossa dal Coordinamento Regionale “No CPR”\, che vede la partecipazione di oltre 30 organizzazioni locali. L’iniziativa si oppone alla proposta del governo di costruire uno o due centri di detenzione amministrativa nelle province di Trento e Bolzano\, elemento chiave della politica migratoria dell’esecutivo. Questa strategia di criminalizzazione trova sostegno anche nel nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo\, il quale\, a partire dal 2026\, mira ad ampliare sia le modalità di detenzione amministrativa sia il numero di persone che ne potranno essere oggetto.\nCon questo incontro\, il Coordinamento Regionale intende sensibilizzare e coinvolgere la società civile in una mobilitazione contro la detenzione amministrativa\, misura che risulta incompatibile con i principi di uguaglianza\, solidarietà e tutela dei diritti umani. \nCOORDINAMENTO REGIONALE TRENTINO-ALTO ADIGE “NO CPR”
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SUMMARY:NO CPR - restituzione delle mobilitazioni in Albania
DESCRIPTION: NO CPR\n«L’accordo è illegale\, la resistenza è globale»: restituzione delle mobilitazioni in Albania contro i CPR e la detenzione amministrativa\n\n Mercoledì 11 dicembre Ore 18 Centro Sociale Bruno\n\n I primi di dicembre hanno avuto luogo in Albania due giornate di mobilitazione promosse dal Network Against Migrant Detention\, rete nata per costruire un’opposizione transnazionale al protocollo Rama-Meloni\, di impronta neocoloniale\, e all’apertura di un CPR italiano a Gjadër.\n\nMercoledì 11 dicembre ospiteremo alcunə attivistə che hanno partecipato all’iniziativa\, intrecciando il percorso regionale trentino con una prospettiva internazionale.\n\nNO CPR\, né a Trento\, né in Albania\, né altrove!
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SUMMARY:No ai CPR: Assemblea pubblica
DESCRIPTION:No ai CPR: né a Trento\, né a Bolzano\, né altrove!\n\n\n\nAppello regionale contro l’apertura di uno o due centri in Trentino-Alto Adige\n\n\n\nAssemblea pubblica: martedì 15 ottobre 2024 ore 20.30 presso il Centro sociale Bruno\, Trento\n\n\n\nEsattamente un anno fa abbiamo iniziato a mobilitarci a livello regionale contro la proposta avanzata dal presidente della Provincia di Bolzano che in campagna elettorale annunciava la realizzazione\, in un sito da individuare\, di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (leggi qui).\nLa risposta è stata collettiva e plurale: circa 1.500 persone sono scese nelle strade di Bolzano dicendo chiaramente “NO ai CPR! Nè in provincia di Bolzano\, né in provincia di Trento\, né altrove”.\n\n\nQuesta scellerata ipotesi sta avanzando anche a Trento per volere di Fugatti:\ni centri in previsione sarebbero dunque diventati due\, quello di Trento in accordo con il ministero dell’interno da costruire vicino la Questura.\nAl di là del luogo che verrà scelto\, ribadiamo nuovamente la nostra contrarietà alla realizzazione dei CPR.\n\n\nRifiutiamo qualsiasi “lettura positiva” del CPR anche se i centri vengono definiti dal governatore come “piccoli” e gestiti a livello locale.\n\n\nIl CPR non è mai una soluzione\, bensì è a tutti gli effetti una galera etnica dove vengono detenute persone per un periodo che può arrivare fino a 18 mesi e che hanno come unica colpa quella di non essere in regola con il titolo di soggiorno.\nI CPR sono parte integrante del sistema coloniale di gestione\, controllo e selezione delle migrazioni.\nLager oppressivi nei quali regna l’opacità\, inaccessibili alle associazioni di difesa dei diritti umani\, alla stampa\, ai/alle legali. Solo negli ultimi mesi sono morti nelle mani dello Stato a Ponte Galeria (Roma) e Palazzo S. Gervasio (Potenza) due ragazzi\, che si aggiungono alle oltre 30 morti da quando si è introdotta nel 1998 la detenzione amministrativa nell’ordinamento giuridico italiano.\nDiverse inchieste giornalistiche e report di associazioni e collettivi\, perfino la magistratura\, ne hanno messo in luce le gravi carenze: condizioni igienico-sanitarie ampiamente sotto la soglia della dignità\, la somministrazione arbitraria ed eccessiva di antiepilettici\, antipsicotici e antidepressivi alle persone detenute\, la corruzione degli enti gestori\, gli abusi e le violenze delle forze dell’ordine. Basta una semplice ricerca per ottenere numerose fonti qualificate per capire il loro fallimento e l’impatto disumano che producono sulle persone.\n\n\nSi è mai domandato Fugatti quali sono i motivi per cui le persone rimangono sprovviste del permesso di soggiorno?\nSono le stesse logiche emergenziali delle politiche europee e nazionali che producono l’irregolarità: a livello generale\, impedendo qualsiasi via di accesso legale e sicura al continente; nello specifico dell’Italia negando\, a suon di leggi e decreti “sicurezza”\, la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno\, rendendo così precaria la vita di milioni di persone. Una volontà politica che si inserisce appieno nel sistema economico capitalista che vuole lavoratori e lavoratrici ricattabili e silenti.\n\n\nParallelamente\, a livello locale\, Fugatti è colui che ha deciso di smantellare il sistema di accoglienza\, di tagliare assistenza psicologica e legale\, opportunità formative e infine di lasciare in strada centinaia e centinaia di richiedenti asilo\, negando loro i più elementari diritti fondamentali.\n\n\nOggi presenta il CPR come una risposta alla “mancanza di sicurezza”\, agli episodi di microcriminalità registrati in città negli ultimi mesi\, ma questi sono il frutto proprio delle politiche di abbandono della giunta provinciale. I soldi che si spenderanno per tutto il dispositivo dispendioso del CPR (costruzione\, gestione\, forze dell’ordine\, manutenzione…) saranno sottratti dal welfare e dai percorsi di inclusione sociale: infatti\, chi pensa che possa esserci “il CPR e l’integrazione” si sbaglia di grosso.\nIl fine dei CPR è anche quello di nascondere coloro che sono considerati indesiderabili e negare cure fisiche e psicologiche\, alloggi\, istruzione. E questo non vale solo per i/le migranti senza documenti ma per la popolazione in generale.\n\n\nIn tutta Italia le rivolte all’interno dei CPR sono quotidiane e all’esterno si susseguono appelli e mobilitazioni di movimenti\, associazioni antirazziste\, partiti\, avvocatə\, medicə\, professorə universitari che ne chiedono la chiusura.\n\n\nInvitiamo tutte le organizzazioni che hanno aderito al Coordinamento Regionale e chi vorrà unirsi a continuare la mobilitazione per impedire la costruzione di questi lager e chiedere la chiusura di quelli esistenti.\n\n\n\nPer aderire: trentoantirazzista@gmail.com\n\n\n\nAssemblea Antirazzista Trento\nBozen Solidale\nCentro Sociale Bruno\nSpazio autogestito 77\nScuola di italiano Libera La parola Trento\nCollettivo Mamadou\nGruppo Trentino con Mimmo Lucano\nCucinaCultura\nScioglilingua Bolzano\nAlleanza Verdi e Sinistra del Trentino\nSinistra die Linke\nAmbiente e Salute – Umwelt und Gesundheit\nUnione Popolare ALTO ADIGE\nLINX\nRifondazione Comunista Alto Adige\nPace Terra Dignità Alto Adige\nOMAS GEGEN RECHTS – Bozen\nANPI Alto Adige\nRete dei diritti dei senza voce
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SUMMARY:CPR\, accordo Italia-Albania\, nuovo Patto UE: verso una detenzione di massa?
DESCRIPTION:🇪🇺 CPR\, ACCORDO ITALIA-ALBANIA\, NUOVO PATTO UE:\nVERSO UNA DETENZIONE DI MASSA? \n📆 Giovedì 2 maggio\n📍 Centro Sociale Bruno \nApertura ore 19.30\ninizio incontro ore 20.30 \nNe parliamo con : \n* Fatima Zahra El Harch – dottoranda in studi giuridici comparati ed europei\, Giurisprudenza – UniTN \n* Nicoletta Alessio ed Eva Bearzatti – Radio Melting Pot\n* Alexia Malaj – Zanë Kolektiv\n(le attiviste sono di ritorno da un sopralluogo di monitoraggio in Albania) \nin collaborazione con l’Assemblea Antirazzista Trento \n— \nUn incontro nel quale approfondiremo la direzione intrapresa dalle politiche nazionali ed europee nel contrastare il diritto alla mobilità umana e il diritto di asilo.\nDopo la strage di Cutro e una stagione di decreti restrittivi\, il governo Meloni ha deciso di sferrare un altro attacco ai diritti fondamentali delle persone in cerca di protezione. L’ultimo atto di ostilità è rappresentato dall’accordo con l’Albania: oltre ad essere l’ennesimo strumento di propaganda in vista delle elezioni europee\, questo patto neocoloniale prevede la costruzione di due centri di selezione e trattenimento dove tremila persone soccorse nel Mediterraneo dalla guardia costiera italiana saranno sottoposte a “procedure di frontiera o di rimpatrio”. \nNe parleremo con Nicoletta Alessio ed Eva Bearzatti di Radio Melting Pot\, e Alexia Malaj del Zanë Kolektiv\, appena rientrate da un viaggio di monitoraggio in Albania\, e con Fatima Zahra El Harch\, dottoranda della facoltà di Giurisprudenza in studi giuridici comparati ed europei. \nInsieme all’approvazione del nuovo Patto UE sulla migrazione e l’asilo e al proliferare di nuovi accordi con i Paesi nordafricani per esternalizzare le frontiere europee\, il nuovo orizzonte non promette nulla di buono\, ma punta ad aggirare la consolidata giurisprudenza della CEDU e le convenzioni internazionali\, per legittimare la detenzione di massa e la violenza del regime di frontiera.
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SUMMARY:Basta morti in mare. Presidio sabato 4 marzo ore 17 in piazza Pasi a Trento
DESCRIPTION:Il naufragio di Crotone è una strage di Stato\nBasta morti in mare\, basta criminalizzazione del soccorso!\nLibertà di movimento per tutti e tutte!\nPresidio in Piazza Pasi\nSabato 4 marzo dalle ore 17.00 \nNon possiamo accettare che a poche bracciate dalle coste italiane e nel Mar Mediterraneo si continui a morire. Non possiamo stare in silenzio di fronte all’ennesima ecatombe che poteva essere evitata. \nLa strage di domenica 26 febbraio 2023 è stata determinata dal ritardo dei soccorsi: un ritardo cinicamente voluto\, politicamente voluto.\nLe persone potevano essere salvate se si fossero attivate con tempestività le operazioni di soccorso. L’imbarcazione era stata segnalata da Frontex ben prima del naufragio nello Jonio; le autorità non si sono mosse nonostante le condizioni meteo e la presenza di circa 200 persone a bordo.\nE’ cosa nota che da almeno tre anni la rotta verso le coste calabresi è una delle più battute e che nel corso del 2022 sono approdate in Calabria oltre 18.000 persone. Forse il Governo italiano non ne era informato? \nLungi dal riconoscere qualsiasi tipo di corresponsabilità\, il governo ha invece spostato l’attenzione contro i trafficanti e gli scafisti e ha ribadito la necessità di bloccare le partenze\, ribadendo la retorica imposta dall’Unione Europea. \nQuesta tragedia è la diretta conseguenza di politiche sull’immigrazione incentrate esclusivamente nell’ostacolare e impedire la libertà di movimento delle persone. Questa politica ideologicamente anti-migrazione arriva a criminalizzare ogni atto di solidarietà ed il soccorso civile\, questa politica vuole produrre morte e sofferenza\, costringendo le persone\, nel momento in cui si nega il diritto alla mobilità\, a intraprendere viaggi sempre più pericolosi o doversi rivolgere a trafficanti e scafisti. \nLa narrazione ribaltata del Governo va smascherata\, e ribadita la verità: Piantedosi\, Salvini e Meloni avete la piena responsabilità\, politica e umana\, di questo naufragio di Stato!\nCause ed effetti non possono essere ribaltati a piacimento. Avete emesso una condanna a morte\, l’avete attuata mediante omissione di soccorso: assassini! \nSono passati quasi 10 anni dal 3 ottobre 2013\, quando un barcone naufragò a poche miglia da Lampedusa provocando la morte di 368 persone. Nel frattempo oltre 20mila persone hanno perso la vita sulla rotta del Mediterraneo centrale. Ma nulla si è fatto per prevenire questo genocidio. \nLe politiche italiane ed europee non hanno proposto alcunché: non sono stati aperti né canali umanitari di un certo impatto numerico\, né vie legali e sicure per agevolare la mobilità umana\, né tantomeno si sono poste il problema di aprire vere iniziative di cooperazione internazionale per rendere vivibili aree del Pianeta cui guardiamo\, dal nostro “mondo occidentale sviluppato”\, solo come grandi riserve minerarie\, o di cui ignoriamo profondamente le condizioni di guerra\, o di devastazione ambientale.\nAl contrario: governi ed UE siglano accordi con dittature sanguinarie\, finanziano con miliardi di euro muri e barriere e pozzi petroliferi\, inviano equipaggiamenti militari e mezzi a milizie irregolari per controllare territori densi di ricchezze o per esternalizzare le frontiere europee\, respingere e bloccare le persone in campi di detenzione. \nCercando in Europa un luogo dove vivere in serenità\, le persone devono rischiare la vita\, chi sopravvive porterà indelebili sul corpo e nella mente i segni della violenza dei confini\, quasi un rito iniziatico per introiettare le gerarchie di questa società ed essere funzionali al sistema di produzione e sfruttamento. \nChe arrivino dall’Afghanistan\, dalla Nigeria o dall’Ucraina: APRIRE I CONFINI\, DOCUMENTI SUBITO! \nChiediamo che siano lasciate aperte le vie sicure per arrivare in Italia e in Europa: prendere un aereo o una nave non può essere un privilegio legato solo al passaporto che si possiede!\nChiediamo immediatamente l’estensione della direttiva n. 55/2001 dell’UE\, la stessa che è stata applicata per le persone in fuga dall’Ucraina\, a chi chiede protezione.\nChiediamo immediatamente documenti per chi si trova nel territorio europeo\, da Lesbo all’Italia.\nChiediamo immediatamente la libertà di navigare per ogni nave dedita al salvataggio delle persone nel Mediterraneo.
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SUMMARY:OLTRE E CONTRO I CONFINI - Incontro con Refugees in Libya e il Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino
DESCRIPTION:Giovedì 10 novembre incontreremo David Yambio\, rifugiato e attivista di Refugees in Libya\, e le attivistə del Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino.\n\n– Dalle 19.30: Apertura con aperitivo e cicchetti\n– Ore 20.30: Inizio presentazione\n\nDavid Yambio è un attivista del Sud Sudan che dopo ben 4 anni è riuscito a fuggire dalla Libia e fare richiesta di asilo in Italia. E’ ricercato dalle milizie libiche del DCIM e dell’Internal Security Forces perchè è stato tra i promotori di Refugees in Libya\, un movimento di protesta che ha documentato e continua tuttora a denunciare le ingiustizie subite dalle persone migranti da parte delle autorità libiche e delle organizzazioni internazionali. Nonostante siano note le condizioni dei migranti in Libia\, gli abusi e le torture inflitte nei campi di detenzione che sono veri e propri lager\, l’Italia si appresta a rinnovare il memorandum d’intesa con la Libia che prevede il sostegno economico\, logistico e militare per le operazioni di cattura e respingimento nel Mediterraneo.\n\nIl Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino ha invece da poco terminato una presenza attiva lungo le rotte balcaniche\, in particolare in Serbia al confine con l’Ungheria e in Bosnia-Erzegovina nel cantone di Una-Sana\, al confine con la Croazia. Stati in cui\, come in Libia\, si concretizzano le politiche di esternalizzazione delle frontiere dell’Unione europea: una guerra a bassa intensità contro la mobilità umana costellata di abusi\, torture\, violenze\, pushback e luoghi di confinamento.\nSulla base dell’esperienza di attivismo sul campo che ha prodotto un lavoro quotidiano di relazioni\, cura e monitoraggio\, ragioneremo insieme sul senso della presenza ai confini dell’Europa-fortezza e sulle possibili traiettorie di questa azione politica\, anche per connetterlo a quello che avviene nel nostro territorio in cui persistono altri confini e altre barriere immateriali che negano ad oltre 300 richiedenti asilo il diritto all’accoglienza.
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SUMMARY:Presidio antisfratto – Solidali con la Famiglia Ben Sassi
DESCRIPTION:Al vuoto istituzionale rispondiamo con la lotta dal basso \n Lo scorso 15 giugno il picchetto dei e delle militanti del Centro Sociale Bruno\, dell’Assemblea Contro il Carovita e dell’Assemblea Antirazzista giunto in via Bolzano 48 sin dalle prime ore del mattino\, ha costretto l’ufficiale giudiziario a posticipare al prossimo 24 giugno l’ingiusto sfratto ai danni della famiglia Ben Sassi con una bambina di 7 anni e un bambino di 1 anno e mezzo con una grave invalidità. \n L’assurda motivazione risiede tra le ombre di una clausola dalla dubbia legittimità inserita nel contratto di affitto che ha permesso al padrone di casa di avviare un’ingiunzione di sfratto nei confronti della famiglia “colpevole” di aver pagato in ritardo due rate delle spese condominiali risalenti al periodo autunno 2021. \n Nonostante l’appello pubblico del signor Lotfi Ben Sassi e la possibilità di pagare l’affitto mensile\, il proprietario di casa ha deciso di proseguire con l’iter dello sfratto\, manifestando le sue vere ragioni: immettere l’immobile nuovamente sul mercato a un canone più alto. Allo stesso tempo\, le agenzie immobiliari a cui si è rivolto il signor Lotfi Ben Sassi non affittano se sei straniero\, se non si posseggono contratti a tempo indeterminato o garanzie economiche eccessivamente cospicue. \n Il Comune di Trento ha scelto ancora una volta di trincerarsi dietro al silenzio e alle consuete non soluzioni\, proponendo alla famiglia di dividere il nucleo: madre e figli in comunità\, padre per strada. \n Di fronte a questo ricatto\, chiamiamo un nuovo appuntamento per impedire che lo sfratto possa essere messo in atto. \n Ci ritroviamo nuovamente in via Bolzano 48 venerdì 24 giugno a partire dalle ore 8.00. \nRaggiungeteci in presidio\, spargete la voce e impediamo insieme questo vergognoso sfratto.
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SUMMARY:Colazione antisfratto in solidarietà con la famiglia Ben Sassi
DESCRIPTION:BASTA SFRATTI! La casa è un diritto – leggi il comunicato \nleggi anche le riflessioni dell’ASSEMBLEA ANTIRAZZISTA TRENTO \n 
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SUMMARY:Accediamo una luce: le persone non sono ombre!
DESCRIPTION:Organizza: assemblea antirazzista\, Trento con Mimmo Lucano\n\nWorld human rights day: diritti\, casa\, solidarietà.\nVenerdì 10 dicembre alle ore 17\,30\, Via Verdi\, l’Assemblea Antirazzista di Trento e il Gruppo Trento con Mimmo Lucano scendono in piazza per denunciare le condizioni delle persone che in questo territorio sono costrette a vivere all’addiaccio.\nPer fare questo è stata scelta la Giornata mondiale dei diritti umani\, che celebra la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani che l’Assemblea delle Nazioni Unite sottoscrisse il 10 dicembre 1948.\nNel corso della manifestazione verranno lette alcune pagine dalla Dichiarazione universale dei diritti umani alla luce di lanterne verdi\, le stesse luci che sul confine tra la Polonia e la Bielorussia sono utilizzate per indicare le case dei cittadini disposti ad accogliere e sostenere il viaggio dei e delle migranti: un simbolo di solidarietà\, speranza e libertà di movimento.\nTorniamo in piazza perché anche in Trentino ci sono persone costrette a vivere in condizioni indegne e alle quali non sono riconosciuti i diritti umani essenziali: l’emergenza non è l’inverno ma la mancanza di una casa.\nCome un anno fa\, e dopo 365 giorni\, non è stata presa alcuna iniziativa da parte delle istituzioni\, comunali e provinciali\, per dare risposte concrete al problema della mancanza di un alloggio. Quei 365 giorni dovevano essere anche un tempo sufficientemente ampio per intervenire sui regolamenti e togliere i requisiti fortemente discriminatori per accedere ai dormitori di bassa soglia.\nE invece\, e ancora\, le persone prive di residenza possono usufruire di soli 30 giorni di posto letto quando il periodo invernale a Trento dura almeno 5 mesi.\nConvinti che le istituzioni e i diversi tavoli di lavoro abbiano messo in campo delle risposte insufficienti\, e in certi casi anche non coerenti con il mandato dei propri elettori\, chiediamo che nell’immediato sia messa a disposizione la parte non utilizzata della Residenza Fersina per garantire un posto letto a tutte le persone che si trovano in strada\, e che sia tolto qualsiasi requisito per accedervi.\nParallelamente chiediamo soluzioni diversificate al problema dell’alloggio.\nLa questione deve essere affrontata in modo strutturale\, alzando l’orizzonte oltre i servizi di base: la Provincia e il Comune devono avere il coraggio di investire su soluzioni innovative di co-housing sociale\, di Ostelli per lavoratori e lavoratrici a basso reddito e per stagionali che non riescono ad accedere al mercato dell’affitto privato sempre più indirizzato al profitto.\nUn profitto e una inumanità che muove i governanti dell’Europa intera. Per questo saremo in piazza per denunciare anche quello che avviene sui confini mortiferi di questa Europa fortezza dove la vita delle persone migranti viene usata come strumento di gestione della politica estera da parte dell’Unione europea e dei governi nazionali.\n—\nPer aderire si può scrivere nei commenti oppure inviare una email a: trentoantirazzista@gmail.com\nAdesioni:\nCentro Pace\, Ecologia e Diritti Umani di Rovereto
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SUMMARY:Saniamo la Sanatoria! Documenti per tutti/e
DESCRIPTION:-Mercoledì 19 Maggio ore 17.30\, Commissariato del Governo\, corso 3 novembre\nENG – ITA – FRA – ARB \n_____ \nENG \nA year has passed since the Italian government decree announced in a big way\, complete with agricolture minister tears\, the possibility to obtain a stay permit for those who were already in the Italian territory.Ten months after the closure of a discriminatory and complica-ted regularisation\, just 5% of all requests received were proces-sed.We are in front of a total immobility of the prefectures\, a request For documentation increasingly intricate and ministerial circulars that remove rights instead of simplifying.The workers of the two chosen fields (agriculture and care) have been waiting for a call which never arrives\, for almost a year. Men and women have been subjected to blackmail and exploitation by employers\, for almost a year\, and there are those who have lost the employer in the meantime.This causes insurmountable obstacles to the guarantee of fundamental rights\, including the health one\, and the one concerning the (few) social benefits available.Beyond the damage of an illogical procedure payment\, also the mockery of being undocumented. \nWE ASK FOR: \n– Transparency on procedures and release times of stay permits\, for those who partecipated to the regularisation.\n– not charging the workers with a high price payment for the latest hoax\, due to the incompetence of a system that does not work.\n– The abolition of accomodation eligibility requirement\, an impediment to the permission release\, which has always been difficult to obtain. \nWE ASK FOR: \n– A stay permit for those who did not fall within the restrictive parameters of the 2020 regularisation\, but have lived and worked in our country for years\, with the aim of getting them out of invisibility caused by a mocking regularisation that did not want to see them. The Lamorgese decree provided the possibility of obtaining a “special protection” stay permit lasting 2 years and convertible into a working permit. The police headquarters must be able to release the stay permit\, without submitting an application for international protection.\n– A moratorium on the income requirement. In the middle of the economic crisis caused by Covid-19 epidemic\, keeping binding at a minimum income the procedures for the renewal of the stay permit\, for family reunification and the application for citizenship\, is unthinkable. \n_____ \nITA \nE’ trascorso un anno dal decreto del governo italiano che annunciava in grande stile\, lacrime della ministra incluse\, la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per chi era già presente nel territorio italiano. A distanza di dieci mesi dalla chiusura di una sanatoria escludente e complicata sono state evase poco più del 5% di tutte le richieste pervenute. Vi è una immobilità totale delle prefetture\, una richiesta sempre più complessa di documentazione e un accanimento attraverso circolari ministeriali che tolgono diritti invece di semplificare. Da un anno i lavoratori e le lavoratrici dei due settori prescelti (agricoltura e cura) sono in attesa di una convocazione che non arriva. Da un anno uomini e donne sono sottoposti a ricatti e sfruttamento da parte dei datori di lavoro e c’è chi un datore di lavoro nel frattempo l’ha perso. Questo provoca ostacoli insormontabili sia per vedersi garantiti i diritti fondamentali\, tra cui quello alla salute\, e sia per accedere alle (poche) prestazioni sociali disponibili. Perché oltre il danno di aver pagato i costi di una procedura illogica non ci sia anche la beffa di rimanere senza documenti \nCHIEDIAMO: \n-Chiarezza sulle procedure e sui tempi di rilascio dei permessi di soggiorno per coloro che sono riusciti partecipare alla sanatoria.\n-Che non siano i lavoratori e le lavoratrici a dover subire l’incompetenza di un sistema che non funziona subendo l’ennesima beffa pagata a caro prezzo.\n-L’abrogazione del requisito dell’idoneità dell’alloggio\, requisito ostativo al rilascio del permesso e che da sempre è di difficile ottenimento. \nPER TUTTE E TUTTI CHIEDIAMO: \n-Un permesso di soggiorno anche per coloro che non rientravano nei parametri restrittivi delle procedure del 2020\, ma che da anni vivono e lavorano nel nostro paese per uscire dall’invisibilità alla quale sono stati condannati da una sanatoria beffa che non ha voluto vederli. Il decreto Lamorgese ha previsto la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per protezione speciale della durata di 2 anni e convertibile in permesso per lavoro. Questo titolo di soggiorno deve poter essere chiesto e rilasciato diretta-mente dalle questure senza formalizzare una domanda di protezione internazionale.\n– Una moratoria sul requisito del reddito. In piena crisi economica dovuta al Covid-19 non è pensabile continuare a vincolare le procedure per il rinnovo del titolo di soggiorno\, per il ricongiungi-mento familiare e la richiesta di cittadinanza ad una quota minima di reddito. \n_____ \nFRA \nDéfendons l’acte de régularisation\nDocuments pour tous et pour toutes! \nUne année s’est passée dès que le gouvernement italien avait annoncé avec grandiloquence la possibilité d’obtenir un permis de séjour pour tous ceux qui se trouvaient sur le territoire italien.\nDix mois après la clôture d’un acte de régularisation excluant et compliqué seulement 5% des demandes parvenues ont été prises en charge.\nIl y a une immobilité totale des préfectures\, une requête de plus en plus compliquée de documentation et un acharnement de circulaires ministérielles qui ôtent des droits au lieu de simplifier.\nDepuis une année les travailleurs et les travailleuses des deux secteurs choisis (agriculture et santé) attendent une convoca-\ntion qui n’arrive pas.\nDepuis une année hommes et femmes sont soumis à chantages et exploitation de la part des employeurs compte tenu que\,\nentre temps\, il y a ceux qui n’ont plus d’employeur.\nCela empêche inexorablement d’avoir assurance des droits fondamentaux\, parmi lesquels celui à la santé\, et de pouvoir accéder aux (quelques) prestations sociales disponibles. Cen’est guère souhaitable qu’après avoir payé le prix d’une procédure illogique il y ait aussi le dommage de rester sans documents. \nNous demandons: \n– Clarifier les procédures et le temps des permis de séjourpour ceux qui n’ont pu être admis à l’acte de régularisation.\n– Travailleurs et travailleuses ne doivent pas subir les conséquences d’un système qui ne fonctionne pas.\n– L’abrogation des conditions requises pour obtenir une habitation\, étant donné que les conditions requises sont d’obstacle à la délivrance du permis de séjour. \nPour toutes et pour tous nous demandons: \n– Un permis de séjour même pour ceux qui ne rentraient pas dans les paramètres restrictifs des procédures de 2020\, mais qui vivent et travaillent dans notre pays et qui désirent se rendre visibles du moment qu’un acte de régularisation injuste n’a pas voulu les voir.\n– Une suspension de la condition requise pour le revenu. Au milieu d’une crise économique due au Covid 19 on ne peut pas penser de continuer à lier les procédures pour le renouvellement du permis de séjour\, pour la réunion de la famille et la demande de citoyenneté à un minimum de quote-part du revenu. \nNOUS NE POUVONS PLUS ATTENDRE !\nDocuments pour toutes et pour tous\n______ \nAR \nقئاثوعيمجللرمماعىلعرارقةموكحلاةيلاطيإلايذلانلعأاجوزممعومدبةريزولااليبافون،ةيناكمإلوصحلاىلعحيرصتةماقإنملناكاًدوجوملعفلابيفيضارألاةيلاطيإلا.دعبةرشعرهشأنمقالغإةيروطناسلاةيئانثنتسالاةدقعملاو،ملزواجتيددعتابلطلايتلاتمتاهتجلاعم 5%.كانهدومجماتىلعىوتسم،تاروتيفيربلاعضووتاديقعتلكشبديازتمنملالخميماعتلاةيرازولايتلاعزتنتقوقحلاًالدبنمطيسبتلوصحلااهيلعذنمماعنآلا،رظتنيلامعنيعاطقلانيراتخملا (ةعارزلاةياعرلاو) ادرملاولصوتيهبذنمماعضرعتيلامعلاتالماعلاوزازتبالللالغتسالاونملبقبابرألمعلاكانهونمدقفبحاصلمعلايفهذهءانثألا.اذهوببستييفتابقعالنكميبلغتلااهيلعنامضلقوقحلاةيساسألا،امبيفكلذقحلايفةحصلا،لوصولاوىلإ (ليلقلا) نمقوقحلاةيعامتجالاةحاتملا.ةفاضإلابىلإررضلامجانلانععفدفيلاكتءارجإريغيقطنم،كانهاًضيأةيرخسلانمكنوكريغقثوم.بلاطنب:حيضوتتاءارجإلاديعاوملاوةصاخلارادصإبحيراصتةماقإلانملنكمتنمةكراشملايفوفعلا.هنأسيللامعلاتالماعلاومهنمبجينأاوناعينممدعةءافكماظناليدؤيهبجاوامكنودؤينمثةيروطانسةعداخءاغلإطرشةمءالمنكسلا،وهوقئاعمامأرادصإحيرصتلاونمبعصلالوصحلاهيلعىلعماودلا.عيمجلللكلوامهبلطن:حيرصتةماقإاًضيأكئلوألنيذلاملاوجردنينمضريياعملاةيدييقتلاتاءارجإل 2020 ،مهنكلواوشاعاولمعوتاونسليفاندلبجورخللنمءافخلايذلاوناعهنمذنمةدمةليوط. صنموسرمىلعةيناكمإلوصحلاىلعحيرصتةماقإةيامحلةصاخةدملنيماعلباقوليوحتللىلإحيرصتلمع. بجينأنوكيحيرصتةماقإلااذهًالباقبلطللهرادصإوةرشابمنملبقرقمةطرشلانودءافضإعباطلايمسرلاىلعبلطةيامحلاةيلودلا.ليجأتطرشلخدلا. يفمضخةمزألاةيداصتقالاببسب Covid-19 ،نمريغلوقعملارارمتسالايفطبرتاءارجإديدجتحيرصتةماقإلا،ملولمشةرسألا،بلطوةيسنجلادحلابىندألانملخدلا.الاننكميراظتنالادعبنآلا! قئاثوعيمجلل
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SUMMARY:La solidarietà non è reato! Dalla parte delle persone migranti\, di Linea D'Ombra e Mediterranea
DESCRIPTION:Sabato 6 marzo ore 17\npiazza D’Arogno\, Trento\nViviamo decisamente in un mondo che funziona alla rovescia. Mentre migliaia di persone vengono bloccate lungo la cosiddetta rotta balcanica\, respinte\, torturate\, lasciate congelare in Bosnia; mentre altre migliaia vengono abbandonate nei lager libici\, respinte o lasciate morire nel Mar Mediterraneo\, la magistratura italiana si accanisce contro chi pratica azioni solidarietà e salvaguardia della vita in terra e in mare.\nNel giro di pochi giorni due operazioni di polizia ci ricordano che in Italia e in tutta Europa\, la solidarietà è criminalizzata\, costantemente sotto attacco.\nIl 23 febbraio la Procura di Trieste ha perquisito alle 5 del mattino l’abitazione privata di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi dell’associazione Linea D’Ombra\, sequestrando i telefoni personali\, oltre ai libri contabili dell’associazione e diversi altri materiali. Gian Andrea è accusato di appartenere a “un’organizzazione criminale\, finalizzata all’ingresso e al transito in territorio nazionale di immigrati irregolari\, a scopo di lucro” perché insieme ai volontari e volontarie dell’associazione è attivo ogni giorno in un presidio solidale in piazza Libertà a Trieste\, e perché in questi anni ha portato aiuti e sostegno alle persone migranti bloccate in Bosnia.\nIeri\, lunedì 2 marzo\, la Procura di Ragusa\, ha invece colpito Mediterranea Saving Humans\, ordinando perquisizioni in tutta Italia\, in abitazioni\, sedi sociali e sulla nave Mare Jonio. Il procuratore è lo stesso fautore della crociata contro le Ong che operano ricerca e soccorsi nel Mediterraneo\, arrivando a sostenere che “bisogna che non passi l’idea che sottrarre i migranti dalle mani dei libici possa essere una cosa consentita”.\nCome Assemblea Antirazzista vogliamo dimostrare la nostra vicinanza e solidarietà a chi viene criminalizzato\, rispondere alla macchina del fango che si è generata dopo le operazione di polizia\, ricordare cosa avviene nei Balcani e in Libia. Vogliamo capovolgere questo mondo alla rovescia.\nInvitiamo tutte le realtà sociali e la cittadinanza a trovarsi sabato 6 marzo ad ore 17 in piazza D’Arogno a Trento.\nDalla parte delle persone in movimento e in cerca di protezione.\nDalla parte di Linea D’Ombra e Mediterranea.\n—-\n* Durante tutta l’iniziativa verranno garantite le misure di prevenzione da Covid-19. Porta la mascherina\, mantieni la distanza di sicurezza.
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SUMMARY:L’emergenza non è l’inverno ma la mancanza di una casa - Le persone non sono ombre!
DESCRIPTION:Assemblea antirazzista Trento\nL’emergenza non è l’inverno ma la mancanza di una casa\nLe persone non sono ombre!\nMercoledì 23 dicembre ore 17.30 – Piazza Duomo a Trento\nIn un momento in cui ci viene chiesto di nuovo di “stare a casa” a causa l’emergenza sanitaria da Covid-19\, vengono ridotti i posti letto\, costringendo ancora più persone a dormire all’addiaccio o in ripari di fortuna e loro malgrado a violare il coprifuoco delle 22 imposto dal DPCM. In più un’ampia e crescente fascia di persone\, pur avendo una relativa autonomia economica\, resta esclusa dal mercato immobiliare. Per questi l’unica alternativa diventa rivolgersi\, quando ci sono\, ai servizi di bassa soglia.\nOgni anno si parla di “emergenza inverno” come se l’inverno non venisse tutti gli anni. Dagli iniziali 150 posti (circa 40 in meno dello scorso inverno) si è risaliti a 202\, in seguito anche alle pressioni e denunce dell’Assemblea antirazzista\, delle realtà associative e all’impegno della Caritas. Resta il fatto che ogni persona può usufruire del posto letto per sole 30 notti\, e per i rimanenti mesi chi è senzatetto deve nascondersi in qualche casa abbandonata per non essere denunciato e multato\, come se il dormire la notte fosse una colpa.\nNonostante le numerose prese di posizione e le mobilitazioni di questi mesi\, tuttora i posti nei dormitori e le risposte istituzionali rimangono insufficienti. La Provincia irresponsabilmente fa finta di nulla\, mentre la lista di persone che richiedono un posto letto è ancora lunga.\nRibadiamo che è inaccettabile che delle persone siano rese invisibili\, considerate tutt’al più dei numeri. Chiediamo che siano destinate risorse economiche e vengano messe in atto immediatamente tutte le misure utili e necessarie all’accoglienza delle persone senza fissa dimora. Chiediamo anche che venga tolto il vincolo discriminante dei 30 giorni come periodo massimo di accoglienza per coloro che si trovano sprovvisti della residenza.\nÈ anche evidente che il problema principale non sia quello dell’emergenza freddo ma quello della casa. Perciò chiediamo ancora una volta che la politica e le istituzioni competenti si facciano carico del problema delle persone senza dimora o in situazione di precarietà abitativa\, facendone un’attenta mappatura per passare da carenti risposte emergenziali a piani più strutturati.\nAssemblea Antirazzista di Trento\n\n* Durante tutta l’iniziativa verranno garantite le misure di prevenzione da Covid-19. Porta la mascherina\, mantieni la distanza di sicurezza.
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SUMMARY:Assemblea antirazzista: presidio sanatoria subito!
DESCRIPTION:SIAMO QUI! SANATORIA SUBITO! ORE 17.00 CORSO 3 NOVEMBRE\, COMMISSARIATO DEL GOVERNO \nPiù di seicentomila persone in Italia vivono e lavorano ma non hanno documenti. La “regolarizzazione” aperta il 1° giugno da un articolo del “DL Rilancio” si sta rivelando un inganno: non solo perché la platea degli aventi diritto è ristretta a chi lavora nell’agricoltura o come collaboratore domestico\, lasciando perciò migliaia di persone senza permesso di soggiorno e senza diritti; ma perché sta producendo discriminazioni\, inducendo i migranti che hanno già un posto di lavoro ad abbandonarlo con il miraggio di regolarizzarsi nei limitati settori economici previsti dal decreto legge\, e anche speculazioni e raggiri con contratti di lavoro che vengono fatti pagare anche 8.000 euro! \nQuesto è il pessimo prodotto della scelta governativa che invece di affrontare il problema nella sua interezza e dal punto di vista primario dei diritti e delle garanzie\, ha deciso di muoversi solo per provare a soddisfare le immediate esigenze del sistema economico e produttivo. \nIl lavoro degli sportelli che cercando di dare risposte alle persone ci sta svelando un mondo di dignità negata\, un mondo fatto da persone e storie invisibili che invece debbono poter prendere parola e spiegare perché e come questo decreto va modificato ed esteso. \nL’Assemblea Antirazzista di Trento aderisce alla campagna “Siamo Qui – Sanatoria Subito!” ed alla settimana di mobilitazione territoriale lanciata in vista dell’avvio del dibattito parlamentare della legge di conversione. \nTorneremo al Commissariato del Governo in corso 3 Novembre per portare il documento di 11 punti che la campagna ha identificato per allargare le maglie della regolarizzazione\, invitiamo tutte e tutti ad esserci. \n* SANATORIA ESTESA A TUTTE LE ATTIVITÀ LAVORATIVE\n* PERMESSO PER LAVORO A CHI HA GIÀ UN CONTRATTO\n* PERMESSO PER ATTESA OCCUPAZIONE A CHI NON HA UN LAVORO\n* DIRITTO ALLA CONVERSIONE DEI PERMESSI TEMPORANEI \nContro ogni razzismo diritti e giustizia sociale per tutt*\n—————————————————————————- \nLA PIATTAFORMA RIVENDICATIVA DELLA CAMPAGNA “SIAMO QUI – SANATORIA SUBITO” \n1. Estensione delle procedure di emersione/regolarizzazione a tutti i settori lavorativi. \n2. In presenza di un rapporto di lavoro già regolarmente instaurato\, anche se di natura stagionale\, convertibilità del permesso di soggiorno per richiesta di asilo o\, comunque\, del permesso di soggiorno temporaneo che consente di svolgere attività lavorativa\, in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. \n3. In assenza di un rapporto di lavoro in essere\, convertibilità del permesso di soggiorno per richiesta di asilo o\, comunque\, del permesso di soggiorno temporaneo già detenuto\, in permesso di soggiorno per attesa occupazione secondo le modalità previste dall’art.22\, co.11\, del D.lgs. n.286/1998. In assenza di una pregressa titolarità del permesso di soggiorno\, il cittadino straniero formula istanza di rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo che consente lo svolgimento di attività lavorativa. Alla scadenza del permesso di soggiorno temporaneo\, il cittadino straniero che abbia instaurato un rapporto di lavoro può convertire il permesso di soggiorno temporaneo in permesso di soggiorno per lavoro. Qualora il cittadino straniero abbia svolto attività lavorativa\, ma il relativo contratto sia cessato può richiedere un permesso di soggiorno per attesa occupazione secondo le modalità previste dall’art.22\, co.11\, del D.lgs. n.286/1998. \n4. Il richiedente asilo che scelga di accedere alle procedure di emersione/regolarizzazione\, in esito all’espletamento della procedura formula istanza di conversione del permesso di soggiorno per richiesta di asilo nel permesso di soggiorno a cui avrebbe diritto. Qualora per qualsiasi ragione la conversione non abbia luogo è automaticamente ripristinato il permesso di soggiorno per richiesta di asilo di cui era titolare. \n5. La presenza sul territorio nazionale utile all’accesso alle procedure è quella antecedente all’entrata in vigore del Decreto Legge. Il requisito della presenza in Italia può essere autocertificato ai sensi di legge. In ogni caso\, il requisito della presenza in Italia può essere provato attraverso riscontri documentali che\, indipendentemente dalla natura e dalla provenienza\, siano idonei a confermare il fatto della presenza sul territorio nazionale.\n6. Abrogazione delle differenziazioni nell’accesso alle procedure basate sull’intervenuta scadenza o meno del titolo di soggiorno già detenuto. Dove permanga il riferimento alla scadenza del titolo di soggiorno\, tale scadenza dovrà essere riferita al periodo antecedente all’entrata in vigore del D.L. In ogni caso il richiamo alla scadenza dovrà intendersi come riferita all’originaria scadenza del permesso di soggiorno\, a prescindere dalle eventuali proroghe disposte in conseguenza all’emergenza Covid-19. \n7. Abrogazione del contributo forfettario per gli oneri di procedura. \n8. Ai fini delle procedure di emersione/regolarizzazione dove non fosse da subito nella disponibilità dell’interessato il passaporto in corso di validità o documento equipollente\, l’identità personale del cittadino straniero viene accertata e documentata\, attraverso l’esibizione del passaporto scaduto o di altri documenti di identità in possesso del cittadino straniero\, compreso il titolo di viaggio eventualmente già conseguito\, unitamente alla documentazione comprovante l’intervenuta richiesta di rilascio o di rinnovo del passaporto. \n9. I procedimenti sospesi nei confronti del cittadino straniero vengono archiviati sia in conseguenza al rilascio del permesso di soggiorno\, sia nel caso in cui le procedure attivate non giungano a termini per cause indipendenti dalla volontà e dalle condotte dell’interessato. \n10. Qualora nel corso dell’espletamento della procedura finalizzata all’emersione di rapporti di lavoro già in essere\, emergano motivi ostativi riconducibili alla figura del datore di lavoro\, la procedura viene archiviata con il contestuale rilascio al lavoratore di un permesso di soggiorno per attesa occupazione disciplinato ai sensi dell’art.22\, co.11\, del D.lgs. n.286/1998. \n11. In esito alle modifiche apportate in sede di conversione del D.L. è necessario prevedere l’apertura di una nuova finestra temporale al fine di consentire la presentazione delle istanze precedentemente precluse o\, comunque\, non presentate per scadenza dei termini.
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